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I l d i s e g n o d i F e r r a r a
A l t o M e d i o e v o - I n t r o d u z i o n e
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Introduzione
Fino all’VIII secolo non esistono fonti documentarie, archeologiche o letterarie relative a Ferrara. Il primo riferimento a Ferrara si trova in un documento del 757 relativo alla restituzione da parte dei Longobardi delle ex città bizantine alla chiesa di Roma, in cui si parla soltanto di Ferraria, dei suoi fines e territoria. In due documenti del 774 e del 775, in cui il pontefice Adriano I si lamenta con Carlo per il ritardo procurato dall’arcivescovo di Ravenna nella restituzione delle città ex bizantine ricordate nel documento del 757.
Ferrara come ducato compare poi in due documenti del 774 e del 775 (ducatus Ferrariae), mentre ancora nel IX (836) ci si riferisce probabilmente al territorio ferrarese. Solo nel 936 Ferrara viene ricordata come città (civitas), ma ancora in due documenti pontifici del 967 e del 981 Ferrara compare come “massa” e nel 963 in un documento del vescovo di Ferrara, Martino, il riferimento è a Ferrara come “vicus”.
Lo sviluppo urbano si ebbe lungo il corso del Po all’altezza delle isole fluviali di sant’Antonio e di Belvedere, su un territorio dominato dalle acque e caratterizzato da diffusi dossi e strisce di terra emerse. Nell’area passava la strada che metteva in comunicazione Ravenna con i territori veneti a nord del fiume; il Po era attraversato all’altezza dell’isola di sant’Antonio, dove meno profonde erano le acque. La presenza di un guado è testimoniata dallo stesso nome di una delle più antiche chiese ferraresi, Santa Maria in Vado ( = del guado).
Per tradizione, sulla scorta dell’umanista Flavio Biondo, si faceva risalire le origini del primo nucleo urbano al VII secolo, quando l’esarca Smaragdo fondò il “castrum” bizantino. Le recenti indagini archeologiche condotte da Sauro Gelichi hanno però contraddetto le argomentazioni di storici e archeologi, in particolare le conclusioni cui erano pervenute nel 1974 Francesca Bocchi (Note di storia urbanistica ferrarese nell’alto Medioevo, Ferrara 1974) e Stella Uggeri Patitucci (Un’evidenza archeologica per il medievale "castrum Ferrariae", “Bollettino annuale dei Musei Ferraresi”, III, pp. 85-92; Scavi nella Ferrara medioevale. Il castrum e la seconda cerchia, “Archeologia medievale”, I (1974), pp. 111-47), che collocavano il “castrum” in corrispondenza della divisione del Po nei due rami di Volano e di Primaro, ma continuavano a datarne la fondazione al VII secolo, pur, la Bocchi, con non poche perplessità rispetto alla fonte Flavio Biondo.
Sulla datazione Sauro Gelichi (G.P. Brogiolo, S. Gelichi, Nuove ricerche sui castelli altomedievali in Italia settentrionale, Edizioni all'insegna del Giglio, Firenze 1996 - Quaderni del Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti, Sezione archeologica - Università di Siena, è intervenuto smontando l’ipotesi archeologica della Patitucci Uggeri concludendo che “un castrum fondato dai Bizantini (o, con maggior precisione, dall’esarca Smaragdo), agli inzi del VII secolo nell’area che costituirà, questa sì, il nucleo generatore dell’abitato di Ferrara, resta ipotesi suggestiva e plausibile, ma non è supportata, al momento, da alcun riscontro documentario.” A favore dell’ipotesi Gelichi si è dichiarato Gabriele Zanella (voce “Ferrara”, in «Dizionario enciclopedico del Medioevo» dir. A. Vauchez, ed. it. a c. di C. Leonardi, Roma, Città Nuova 1998 II, 712-3) e con essa occorrerà confrontarsi ora se si vuole, con accettabili argomentazioni, riaffermare la tradizione umanistica.
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